Primi Passi a Teatro – Moztri!

Moztri Luna e Gnac

Primi Passi a Teatro – Moztri!

Primi Passi a Teatro
Rassegna dedicata ai bambini della Scuola Materna e Primaria

Moztri!
19 aprile 2018

Età consigliata: dai 5 anni
Compagnia: Luna e Gnac
Di: Susanna Baccari
Regia: Carmen Pellegrinelli
Con: Michele Eynard e Federica Molteni
Disegni: Michele Eynard
Scenografie e mostri: Enzo Mologni
Durata: 60 minuti

Trama e descrizione dello spettacolo
Questa è la storia di Tobia, un bambino di poche parole, che ama stare solo e soprattutto ama disegnare mostri.
Ma è anche la storia dei suoi genitori, Cinzia e Augusto, che si disperano per il fatto di avere un figlio così difficile. Tobia è un bambino che non riesce a concentrarsi, che fatica a prendersi delle responsabilità e che vive delle sue fantasie. Un bambino con un “punteggio basso”, secondo gli standard educativi della maestra.

Ma Tobia è anche un bambino ricco e pieno di risorse che, attraverso i suoi disegni, ci apre le porte del suo mondo interiore e ci mostra la meraviglia del suo immaginario. Gaston Bachelard la chiama “reverie”: la capacità immaginativa di abbandono alla fantasia e ai sogni ad occhi aperti. E’ una risorse dal grande valore conoscitivo e non un deficit di realtà.
Riconoscere e concedere il tempo della rêverie a un bambino o a un ragazzo, non è cosa da poco, è una qualità della conoscenza che pochi adulti posseggono, una forma di fiducia e rispetto verso il farsi di un’identità che è dovuta. E allora: Riuscirà Tobia a farsi capire dai grandi? Ci sono adulti che hanno voglia di ascoltare i sogni delle bambine e dei bambini? E come sarebbe il nostro mostro se Tobia ci mettesse una matita in mano?

L’idea
Moztri è uno spettacolo che cerca di parlare contemporaneamente ai bambini e ai genitori.
Ai bambini attraverso il teatro di figura, che apre al mondo fantastico di Tobia; ai genitori attraverso le situazioni paradossali in cui loro stessi si cacciano per fare in modo che il figlio possa corrispondere all’ideale che di lui si erano costruiti.

Le tematiche principali

  • Il mondo dei bambini / L’impianto scenico dello spettacolo, che usa lavagna luminosa, ombre, colore dal vivo e pupazzi, dà corpo all’immaginario di Tobia, rendendolo vivo e presente agli occhi dello spettatore. Di Tobia vediamo i disegni, le avventure, i pensieri, i mostri che popolano la sua fantasia, ma mai lui in carne ed ossa. Tobia è evocato attraverso il materiale che lo rappresenta, che crea lui stesso. Riusciamo a cogliere anche le sue emozioni, i suoi moti, e tutto grazie alle immagini che vengono dal suo mondo. Non una parola… eppure Tobia, e la sorellina Cati, sono molto presenti e concreti, e i bambini partecipano delle loro avventure co n passio ne e coinvolgimento.
  • Il mondo adulto / I genitori di Tobia non vogliono prendere in considerazione ciò che il bambino dice loro attraverso i suoi segni originali: i MOSTRI! Lo invitano a conformarsi, a fare quello che fanno gli altri. Dietro questa mole di disegni mostruosi, aleggia per mamma e papà il fantasma di non essere “buoni genitori”. E nelle ansie dei genitori si annidano anche le aspettative, i modelli di riferimento, le paure mai espresse e l’esigenza di “normalità”. Anche la maestra fatica a cogliere le potenzialità di un bambino così, e legge in lui solo le difficoltà di apprendimento e di concentrazione. Ma non tutti gli adulti sono così: ci sono ancora persone capaci di leggere nel cuore dei bambini, di capirli, anche quando non parlano. La narrazione principale della storia è raccontata dalla zia Titti e dallo zio Walter, una coppia anziana ( lui è un po’ matto) che accoglie gli spettatori nella sua grande e calda casa piena di quadri. Titti e Walter sono lo sguardo saggio e adulto di chi ha già superato le difficoltà che stanno vivendo i genitori e perciò riescono ad avere la giusta distanza per raccontare e intuire quali saranno le soluzioni. Sarà proprio nel momento di debolezza e di crisi finale che bambino e genitori riusciranno a guardarsi senza mediazioni e a scoprire che dentro e fuori ciò che è mostruoso non fa affatto paura. L’ essere mostri, l’essere diversi dalla maggioranza in ogni forma possibile è una risorsa.
  • L’immaginario infantile / L’Immaginario dell’infanzia è quella possibilità, da promuovere e da proteggere, di partecipare a mondi intimi, non condivisibili, come fossero veri, con la stessa intensità con cui si partecipa ogni giorno alla realtà, capacità che nell’infanzia esprime la sua massima potenza. Mondi in cui si vivono sensazioni, emozioni, si superano prove, si vedono cose, da cui si esce sconfitti o vincitori, che si ricordano nei minimi particolari per anni. Tanto da riuscire a evocarli ogni volta che si è messi nelle stesse condizioni o, meglio, in ogni occasione in cui si ha la possibilità di ritornare in quei luoghi dove li abbiamo aperti per la prima volta. Quella della rêverie «non è un non realtà, ma un altro modo, più libero e fantastico, di rapportarsi al reale e di riappropriarsene. Attraverso la sua pratica, la nostra idea di realtà si perfeziona, si dilata, conquista orizzonti di ulteriorità perché di essa, e del nostro rapporto con essa, avremo un’idea e una concezione non solamente razionale ma anche sperimentale ed emotiva». (G.Bachelard)
  • Il coro dei mostri / I mostri, che accompagnano il viaggio di Tobia e che compaiono ogni tanto dalle quinte, sono un piccolo coro sgangherato che commenta ciò che accade a Tobia e assume un punto di vista che potremmo definire “dell’infanzia”.

Un piccolo coro greco che interviene, balla e dice la sua, con la saggezza e la lucidità che solo i bambini, i matti o i mostri sanno avere. Senza filtri, schietti, spiazzanti e poetici. Quattro mostri deformi e divertenti, quattro personalità ben precise, ognuno capace a suo modo di cogliere i frammenti di bellezza che stanno nelle stranezze dei bambini e degli adulti. Bruno: flemmatico e sognatore, un po’filosofo e un po’ ipocondriaco; Ciccio: schietto e concreto, di quelli che colpiscono subito per la loro simpatia; Tarlatana: peperina e acuta…a volte diventa un po’ saccente; Polifemo: misogino e silenzioso, ma dalla vista acuta.

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