Primi Passi a Teatro – I brutti anatraccoli

I brutti anatroccoli Stilema

Primi Passi a Teatro – I brutti anatraccoli

Primi Passi a Teatro
Rassegna dedicata ai bambini della Scuola Materna e Primaria

I brutti anatraccoli
22 marzo 2018

Età consigliata: 3-10 anni
Compagnia: Stilema
Scritto e interpretato da: Silvano Antonelli
Liberamente ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen
Durata: 55 minuti

Trama e descrizione dello spettacolo
Essere uguali. Essere diversi.
Cosa ci fa sentire “a posto” oppure “in difetto” rispetto a come “si dovrebbe essere”? Per una bambina, per un bambino ogni attimo è la costruzione di un pezzo della propria identità. Il mondo è pieno di modelli e di stereotipi di efficienza e “bellezza” rispetto ai quali è facilissimo sentirsi a disagio. Basta portare gli occhiali, o metterci un po’ più degli altri a leggere una frase, o avere la pelle un po’ più scura o un po’ più chiara, o far fatica a scavalcare un gradino con la sedia a rotelle, o essere un po’ troppo sensibili, o un po’….
Chiusi nelle proprie emozioni è come si sentisse un vuoto, un pezzo mancante. Ma è proprio da quella mancanza che bisogna partire.
Questo tempo pare sfidarci a essere capaci di costruire noi stessi e la nostra identità, accettando le differenze e le unicità di cui ognuno è portatore.
La fiaba di Andersen a cui il titolo si ispira è qui vista come un archetipo. Una fiaba che si modifica per parlare a questo presente.
Tra papere con gli occhiali, strumenti musicali, divertenti e poetiche suggestioni, lo spettacolo cerca di emozionare intorno all’idea che tutti, ma proprio tutti, possano cercare di rendere la propria debolezza una forza. Da qualsiasi punto si parta e in qualsiasi condizione ci si senta. Un modo per alzare gli occhi e guardare il grande cielo che ci circonda. Quel cielo nel quale la vita, qualunque vita, ci chiede di provare a volare.

Il tema
Il “tema” per un nuovo spettacolo è come mi si presentasse inizialmente sotto forma di vari indizi: frasi di bambini durante un laboratorio teatrale; la quotidiana esperienza del vivere e dell’incontrare persone, luoghi e situazioni; l’attenzione o il disinteresse mediatico intorno a certe notizie.
Piccole cose che, tutte insieme, poco alla volta, assumono un peso specifico che, improvvisamente, mi fa pensare che, in quel momento, “quel tema” sia “il tema dei temi”. Quello più importante. Quello che non vedo l’ora di approfondire. Di capire come riuscire a svilupparlo e a condividerlo attraverso il teatro.
Anche per “I brutti anatroccoli” è stato così. Un universo di sensazioni, provenienti da un universo di situazioni, improvvisamente si sono sintetizzate nel pensiero che riflettere sulla “diversità” e sull’”inclusione” sia la più fondamentale delle sfide che abbiamo davanti.
So bene che non è un tema nuovo. So bene che è un tema eterno. Un tema che accompagna la storia dell’umanità e di ogni singolo essere umano. Che mette alla prova le sue paure più profonde. Ma ci sono epoche in cui certi temi si fanno più urgenti. Momenti nei quali occorre avere il coraggio di superare lo smarrimento e provare a guardare negli occhi il presente. E il futuro.

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